Bancarotta fraudolenta: un arresto, sequestri e denunce

    Bancarotta fraudolenta: un arresto, sequestri e denunce

    La Guardia di Finanza di Messina ha arrestato imprenditore 67enne del settore edile per il reato di bancarotta fraudolenta. Nell’ambito della stessa inchiesta, notificata una misura dell’obbligo di dimora nel Comune di Messina ed una relativa all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per un altro imprenditore del settore edile, di anni 56, è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali per 12 mesi. Con il medesimo provvedimento il Giudice per le Indagini Preliminari, Salvatore Mastroeni, ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti intestati a quattro società unitamente all’intero complesso dei beni aziendali, nonché delle quote di capitali e delle azioni intestate, sia alle persone destinatarie delle misure cautelari personali restrittive, che agli altri indagati, per un valore complessivo di circa due milioni di euro.Soo complessivamente nove le persone indagate in concorso per bancarotta fraudolenta, per aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio di una S.r.l., con volume d’affari annuo di circa 1,5 milioni di euro, operante nel settore delle costruzioni con lavori affidati sia da enti pubblici che privati “ed averne dolosamente cagionato il fallimento con l’aggravante della pluralità dei fatti commessi”. Secondo quanto emerso dalle indagini, erano state effettuate operazioni commerciali e contabili grazie alle quale la S.r.l. è stata spogliata di propri beni e disponibilità economiche, mediante il dirottamento dei lavori pubblici appaltati ad altre imprese compiacenti. L’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla simulazione di atti di cessione di “rami d’azienda” e sull’attuazione di condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario, realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari, mediante l’alterazione della contabilità, realizzata attraverso l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica, nonché con la distrazione di risorse finanziarie e mezzi aziendali di valore. In alcuni casi i beni e le utilità stornate sono state occultate nei conti personali o nelle casse di altre società coinvolte, grazie anche alla compiacenza di alcuni dipendenti e collaboratori. La Società coinvolta nell’indagine, di fatto è stata abbandonata ad un inevitabile fallimento il cui scopo era che i creditori non trovassero risorse per soddisfare i propri diritti. Complessivamente, i controlli hanno riguardato centinaia di conti correnti, consentendo di quantificare in oltre due milioni di euro la somma distratta ed in circa 5,5 milioni di euro i tributi non versati all’Erario.

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