Erosione in provincia di Messina: Legambiente Nebrodi presenta l’Osservatorio delle coste

    Erosione in provincia di Messina: Legambiente Nebrodi presenta l’Osservatorio delle coste

    Fermare il degrado delle coste siciliane e tutelare un bene comune, questa la principale esigenza emersa nel corso del convegno-seminario sull’erosione delle spiagge in Provincia di Messina, organizzato da Legambiente Nebrodi, e svoltosi sabato 8 aprile a Capo d’Orlando. Alla presenza di un pubblico molto numeroso, ben oltre la capienza della Pinacoteca, esperti, studiosi, amministratori e politici si sono confrontati su un tema prioritario per i comuni costieri. La presentazione del sito internet www.erosionespiagge.eu curata dagli stessi creatori, Salvatore Granata ed Enzo Bontempo, ha riscosso l’unanime riconoscimento degli studiosi intervenuti che ne hanno riconosciuto il valore culturale e la correttezza scientifica dei contenuti.
    Le relazioni specialistiche curate dai professori Enzo Pranzini, Giuseppe Mallandrino, Giovanni Randazzo e Franco Andaloro hanno illustrato le relazioni tra l’entroterra ed il mare, facendo emergere la necessità di un approccio complesso e al contempo pragmatico al fenomeno dell’erosione delle spiagge.
    Sia la presentazione del sito, realizzato dalla Multimedia Web System, che gli interventi dei relatori hanno evidenziato chiaramente i nessi causali tra gli interventi antropici, ispirati ad una gestione del territorio dissennata, e l’innesco dei processi erosivi.
    I lavori sono stati conclusi da una tavola rotonda alla quale hanno partecipato gli onorevoli Gianfranco Cancelleri, Bernardette Grasso e Giuseppe Laccoto, ed i sindaci Francesco Re, Giuseppe Sottile, Ennio Esposito e Franco Ingrillì.
    Dalla discussione è chiaramente emersa l’esigenza di un raccordo tra le azioni delle singole amministrazioni territoriali, giacché il mare non conosce confini amministrativi, e da declinare attraverso: uno studio puntuale sullo stato delle spiagge e dei fondali nel tratto di costa dei comuni costieri cui seguirà un protocollo tra i comuni che vincoli ad una gestione unitaria e condivisa delle spiagge, in coerenza con gli obiettivi strategici individuati e con gli studi acquisiti.
    A margine del convegno, Legambiente ha pubblicato anche una “Carta delle buone pratiche per una gestione sostenibile del territorio costiero”, che vuole costituire un contributo di idee al processo decisionale delle amministrazioni locali.
    “Le spiagge dell’Isola rappresentano un bene prezioso per le comunità; costituiscono la migliore difesa della costa dall’azione delle mareggiate; determinano il paesaggio costiero e l’identità culturale degli abitanti; sono la risorsa fondamentale per lo sviluppo dell’economia turistica legata alla balneazione. Difenderne e tutelarne l’integrità e la naturalità costituisce un obiettivo strategico per le pubbliche amministrazioni.
    L’erosione delle spiagge rischia di distruggere un patrimonio collettivo, è dunque necessario fronteggiare il fenomeno rimuovendone le cause riconosciute e favorendo la resilienza degli arenili. La gestione del territorio deve considerare limite invalicabile la finalità del ripristino e del mantenimento dell’equilibrio sedimentario delle spiagge.
    Pertanto, in coerenza con il protocollo d’intesa del 5/4/2016 stipulato, tra il Ministero dell’Ambiente e Regioni, e della Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale Mediterraneo, l’azione degli enti territoriali dovrà essere orientata verso:
    1) interventi utili alla ripresa del trasporto solido dei bacini fluviali e torrentizi avviando un piano di rimozione di quelle opere che hanno modificato il profilo di fondo dei corsi d’acqua, impedendo od ostacolando l’arrivo dei sedimenti al mare;
    2) una pianificazione urbanistica che tuteli assolutamente la fascia litoranea, con i suoi apparati dunali, anche rispetto a progetti di strade e di altre opere di urbanizzazione, responsabili dell’irrigidimento della linea di costa;
    3) una moratoria delle opere portuali, responsabili del blocco del trasporto solido a danno delle spiagge sottoflutto ai moli;
    4) una graduale rimozione, valutandone preventivamente gli effetti, delle opere di difesa rigida attualmente disseminate sui litorali in modo indiscriminato o comunque tale da spostare l’erosione alle zone sottoflutto rispetto al trasporto litoraneo dei sedimenti;
    5) l’adozione di piani di monitoraggio e di manutenzione costante delle spiagge mediante ripascimenti utilizzando materiali idonei, da prelevare all’interno del “sistema spiaggia” od in ambiti torrentizi sovralluvionati.”

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