Brucellosi, gli allevatori chiedono modifiche al decreto

    Brucellosi, gli allevatori chiedono modifiche al decreto

    Gli allevatori chiedono alcune modifiche al decreto dell’Assessorato regionale alla Sanità relativo all’applicazione della circolare ministeriale sulla “brucellosi”. Il vice presidente dell’Associazione Allevatori e Agricoltori Carmelo Galati Rando, contesta il divieto di movimentazione degli animali che non tiene in seria considerazione le tipologie aziendali (brado e semi brado), esistenti nelle aree interne, caratterizzate da mancanza di ricoveri per gli animali, depositi di stoccaggio, con un’attività millenaria di transumanza e monticazione, allevamenti, che hanno bisogno, in base al periodo e alle esigenze, di essere tempestivamente movimentati in terreni più a valle o viceversa, nel caso di forte maltempo o di mancanza di pascolo, previste, intrinsecamente nel concetto anche di “benessere animale”. Gli allevatori fanno rilevare anche che il comportamento stesso degli animali e delle problematiche che possono sorgere man mano che aumenta l’età dei soggetti maschi presenti in allevamento. Gli allevatori hanno anche indicato modifiche al decreto assessoriale, dando delle soluzioni dettate da esperienze orami secolari, con questa zoonosi, come ad esempio: “le aziende dovrebbero essere assoggettate all’obbligo di abbattere immediatamente i capi infetti e continuare l’attività sanitaria nei luoghi dove storicamente e periodicamente gli animali si recano a svernare o monticare facendo le opportune segnalazioni alle ASP competenti”.
    “Inoltre arrivano all’associazione molte segnalazioni di casi nelle quali le aziende, dopo molti anni di qualifica “ufficialmente indenne” ricadono nel baratro di focolai improvvisi che stanno decimando i nostri allevamenti mettendo in ginocchio, sotto il profilo economico, un intero settore. Ciò anche perché, la natura dell’allevamento allo stato brado, non consente di porre l’azienda al riparo da eventuali focolai esistenti provenienti anche da allevamenti non censiti. Conseguentemente, l’abbattimento ed il divieto di movimentazione si appalesano assolutamente inidonei a tutelare l’interesse sanitario perseguito. Qualche tempo fa, proprio per questo scopo, esistevano le stalle di finissaggio, e l’unico tallone di Achille di queste strutture era la mancanza dei boli endoruminali. Essendo, quindi, generalizzata oltre che obbligatoria l’applicazione dei boli endoruminali, la riapertura di questo canale di vendita consentirebbe alla struttura sanitaria di avere tutto il quadro chiaro della situazione e la certezza assoluta che i vitelli nati in aziende infette, ormai divenuti ”tracciabili” vadano regolarmente al macello” e al riguardo suggeriscono la soppressione dei commi 2,3 – Art. 6 del D.A. poiché in tal modo emergerebbe l’eventuale sommerso, toglierebbe qualche catena all’allevatore e non permetterebbe più ai commercianti di poter eventualmente scambiare dei soggetti in frode alle legge e in danno degli allevatori medesimi.

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