Gdf, operazione antitruffa “Maglie Larghe” tra Enna Catania e Messina

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    I Comandi Provinciali dei carabinieri e della Guardia di Finanza di Enna, con la collaborazione dei comandi di Messina e Catania, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, personali e reali, con contestuale sequestro preventivo, emessa dall’Ufficio GIP del Tribunale di Enna su richiesta della Procura della Repubblica dello stesso centro, a carico di 45 persone, tutte italiane, alcune pregiudicate, ritenute a vario titolo responsabili di “Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”, “Ricettazione”, “Riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”, “Autoriciclaggio” e “Falso commesso da Pubblico Ufficiale e da privato”. I provvedimenti hanno riguardato 27 persone, cui è stata notificata sia la misura cautelare personale (di cui 9 collocati agli arresti domiciliari), sia il sequestro preventivo; 18 persone sono indagate in stato di libertà ed interessate dal solo sequestro preventivo. L’operazione “Maglie larghe” proviene da un’attività iniziata nel 2015 dal personale del disciolto Corpo Forestale dello Stato aggregato alla Procura della Repubblica di Enna. Le indagini hanno consentito di portare alla luce un sistema criminale di illecita acquisizione di contributi comunitari, veicolati attraverso l’Ag.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), da parte di un elevato numero di soggetti che, dichiarando falsamente la conduzione di numerosissimi terreni (principalmente in Sicilia, ma anche in diverse altre regioni, per un totale di oltre 25.000 particelle catastali esaminate sull’intero territorio nazionale), in qualità di proprietari o affittuari, hanno indebitamente percepito, dal 2005 ad oggi, ingentissimi contributi comunitari per importi che superano i 10 mln di euro. Più in dettaglio, un determinante contributo alla realizzazione di tale disegno criminoso è stato reso possibile attraverso l’attività posta in essere da molti operatori e responsabili dei C.A.A. (Centri Assistenza Agricola) i quali, anziché svolgere le proprie funzioni di consulenza e controllo, all’atto della presentazione delle domande tese ad ottenere, appunto, l’elargizione di fondi comunitari erano piuttosto parte integrante del sistema fraudolento. Inoltre, per eludere possibili controlli, le istanze venivano spesso formalizzate da soggetti, principalmente donne, con requisiti tali da evitare di destare l’attenzione degli inquirenti.