Niente inglese, siamo siciliani: il lavoro c’è, ma non lo “parliamo”

    Niente inglese, siamo siciliani: il lavoro c’è, ma non lo “parliamo”

    Nella terra (la Sicilia) che ha consegnato un vero e proprio plebiscito elettorale al Movimento 5 Stelle (sfiorando il 50%), manca il lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 57% (la media nazionale è al 32%). Più di 12mila ragazzi lasciano ogni anno la Sicilia per cercare fortuna e occupazione nella terra promessa del Nord.
    Ma questo è un dato che stride fortemente con la richiesta di lavoro che proviene dalle aziende. Impossibile trovare un bravo pasticciere, un elettricista, un idraulico, oppure un pizzaiolo o un manutentore. In un settore strategico per l’economia siciliana, il turismo, ci sono poi grosse difficoltà a reperire personale che conosca le lingue straniere. Per non parlare dei ristoranti all’affannosa ricerca di un bravo commis che parli decentemente l’inglese. Nella Sicilia che si aggroviglia attorno ad una formazione professionale da rifondare, proprio partendo da questi dati e da una realtà economica che non aspetta i tempi della politica, l’insofferenza per la mancanza di lavoro cresce in modo proporzionale alla mancanza di voglia di studiare e di specializzarsi. Così è nella Sicilia di Pirandello che chiede che tutto cambi ed aspetta seduta il cambiamento, oltre al reddito di cittadinanza. D’altra parte, non siamo forse cittadini del mondo? E pazienza se in tutto il mondo si parla inglese.

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