“La sposa normanna” e le altre storie di Carla Maria Russo

    83

    La storia può essere letta in tanti modi, analizzando i grandi eventi e le grandi manovre politiche, oppure anche attraverso le singole vicende ed i caratteri dei personaggi che compaiono sui libri o sui manuali. E’ quest’ultima la “lente d’ingrandimento” scelta dalla scrittrice Carla Maria Russo, una delle principali esponenti contemporanee del genere del romanzo storico ed autrice di best seller (anzi, di veri e propri long seller) tra i quali, solo a titolo esemplificativo, vi sono “La sposa normanna”, “La bastarda degli Sforza”, “L’amante del Doge”. Intrecci appassionanti ed una scrittura foriera di grandi fascinazioni l’hanno resa particolarmente apprezzata dal pubblico già a partire dalla pubblicazione del citato “La Sposa normanna” che, fin dal 2004, continua ancora oggi a riscuotere un grande successo. Ospite del Liceo Classico “Vittorio Emanuele III” di Patti e della Libreria “Capitolo 18” di Teodoro Cafarelli, sempre attento a favorire il contatto tra autori e lettori, ha risposto ad alcune nostre domande.
    Come si è avvicinata al romanzo storico? Lei, per coltivare questa passione, ha anche lasciato l’insegnamento.
    Si, è vero, l’ho lasciato anche se mi dava soddisfazioni immense. Eppure, mi trovavo ad un bivio importante della mia vita e, oltre a questo, volevo anche misurarmi con altri progetti ed altre difficoltà della vita, volevo “sfidarmi”. Non ho scelto il romanzo storico per parlare di storia, piuttosto scelgo le storie che mi piacciono, avvincenti, cariche di sentimenti e che mi procurano delle emozioni. Quando mi imbatto in esse le racconto proprio per quello che mi trasmettono. Oltre ad essere emotivamente forti, sono anche moderne e vicine alla sensibilità di noi lettori di oggi.
    Oggi una delle esigenze più sentite è quella di costruirsi delle certezze, dei punti fermi. Lei, invece, come detto, ha lasciato l’insegnamento per inseguire le Sue passioni. Cosa direbbe ad un giovane, al riguardo?
    In generale, consiglio ai giovani di non avere paura delle sfide, perché sono quelle che ti danno tutto nella vita. Accettare una sfida e vincerla vuol dire portare “a mille” la fiducia in te stesso, l’autostima ed anche la creatività. Al contrario, se non le si accettano, non si crescerà mai e si rimarrà nella mediocrità ma, soprattutto, nella mancata conoscenza di sé. In questo caso, non si saprà mai fin dove ci si può spingere; invece, se lo sai, ti spingi sempre più in là perché capisci su cosa puoi contare. Per coloro che vogliono intraprendere l’arte della scrittura, il segreto è sempre quello di una grande preparazione. Ci vuole uno “spessore”, dato dalle doti e dalle capacità ma, in particolare, dalla preparazione personale. La base è sempre la lettura: non si potrà mai scrivere se non si è lettori accaniti. Bisogna leggere non una, non dieci, non cento, ma migliaia di romanzi perché il modo percostruire un romanzo ti entrerà già dentro. I modi, i tempi, le cadenze, lo stile, il ritmo vengono fuori perché si è letto tanto e non si può sperare di poter scrivere se non si è, prima, fortissimi lettori.
    C’è un personaggio o un tema dei Suoi romanzi al quale è più legata?
    E’ molto difficile per me dirlo, sarebbe come rispondere a “quale dei tuoi figli preferisci?”. Sono mie creature e tutti mi hanno dato emozioni molto intense, ciascun libro per una caratteristica diversa. Penso, ad esempio, al tema della maternità ne “La Sposa Normanna”, dell’inimicizia tra donne all’interno de “Le nemiche” o, ancora, ne “La Bastarda degli Sforza”, al tema della violenza sulle donne declinato in varie forme. Amo tutti i miei personaggi per ciò che mi hanno dato.
    Siamo a Patti e, quindi, viene spontaneo chiederLe della figura della Regina Adelasia del Vasto.
    La conosco bene perché, scrivendo “La Sposa Normanna”, mi sono occupata degli Altavilla e ne ho approfondito tutta la genealogia. Per questo, ho avuto modo di imbattermi in parecchie donne di questa famiglia, illuminata ma pur sempre di origine barbara, vista la provenienza dal Nord. Erano normanni che, giungendo qui, si sono in qualche modo “civilizzati” unendo la loro genialità con altre caratteristiche qui maturate, creando una sintesi felicissima. Ma erano rozzi nei confronti delle donne e mi dispiaceva molto scoprirne le storie. Quindi, per tutte queste ragioni ho ben presente la figura di Adelasia.
    Il romanzo storico può essere uno strumento attraverso il quale rendere la storia stessa più “accattivante” nei confronti dei più giovani?
    Questa volta rispondo per bocca dei miei lettori, soprattutto di quelli giovanissimi, i quali mi dicono che, se avessero studiato la storia in questo modo, sarebbe stato tutto più bello. Io penso proprio di si, almeno sul piano delle storie private e personali, collocate in un determinato contesto storico. Personaggi come Costanza d’Altavilla, Isabella d’Este, Caterina Sforza, Eleonora d’Aquitania ed altri ancora vengono visti nel loro lato umano e non solo su quello politico. Quindi, è un modo di vedere la storia da una prospettiva completamente diversa da quella ordinaria.