Con “Patti, terra dei miti” si apre la 62° edizione del Tindari Festival

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    Con la presentazione del libro “Patti, terra dei miti dal XV secolo a.C. al XX secolo d.C.” di Nino Lo Iacono e pubblicato dalla casa editrice Kimerik, è stata inaugurata la 62° edizione del “Tindari Festival”, la cui direzione artistica è affidata, anche quest’anno, ad Anna Ricciardi. L’approfondita ed arguta ricerca storica condotta dall’autore si propone di dare sistematicità alla storia di Patti fin da epoche antichissime, attraverso l’utilizzo e l’analisi delle varie fonti a disposizione.
    Il testo è stato presentato presso la Villa Pisani di Patti ed ha visto la partecipazione, oltre che dell’autore, del Sindaco Mauro Aquino, dell’Assessore al Turismo Ignazio Lipari, del Direttore del Festival Anna Ricciardi, del Vescovo della Diocesi di Patti, Mons. Guglielmo Giombanco, della Prof.ssa Teresa Pugliatti, Ordinaria di Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Palermo, del Dott. Michele Fasolo, direttore della rivista Archeomatica, del direttore responsabile della casa editrice Kimerik, Gianfranco Natale.
    Abbiamo rivolto alcune domande all’autore dell’interessante ricerca storica.
    -Da cosa nasce questo libro?
    Nasce dalla voglia di far scoprire il nostro territorio a chi, ancora, non lo conoscesse. L’obiettivo è quello di andare a colmare periodi storici che altri hanno talvolta trascurato, per mancanza di reperti, di documenti e di ricerche. Penso di esserci riuscito, avendo coperto trentacinque secoli di storia, dal XV secolo a.C. al XX secolo d.C. Starà al lettore valutare e ad altri colmare eventuali vuoti.
    -Spesso, l’aspetto storico di Patti viene considerato dalla data della fondazione in poi, cioè dall’anno 1094.
    In realtà, la fondazione riguarda solo il Monastero del Santissimo Salvatore e non quella della città. Se è vero che Ruggero I fondò il Monastero <> (e non <>), significa che già un nucleo abitato doveva esserci. La ricerca di oggi mi ha portato a concentrarmi sul nucleo abitato bizantino antecedente a quello arabo. Non l’ho scoperto io, piuttosto l’ho ricostruito: è emerso durante i lavori di restauro della Cattedrale. Sono venute fuori quelli che ritengo essere il castro bizantino e la prima cinta muraria della città, poi la seconda e la terza.
    -Quali fonti sono state utilizzate?
    Sicuramente anche le fonti documentali cartacee le quali, però, contengono tanti errori e sono state sistemate secondo la convenienza del momento e l’interpretazione dei vari autori. La fonte principale è quella lapidea: questa non può mai tradirci, bisogna saperla leggere e collocarla nel momento storico a cui appartiene.
    -Quali ulteriori sviluppi potrà avere questa ricerca?
    La ricerca condotta assume anche un’importante valenza turistico-promozionale, perché se chi ha le competenze per farlo comincia a mettere in evidenza gli studi da me compiuti ormai da più di vent’anni, possiamo allora accoppiare la cultura al turismo anche come strumento di crescita economica per la città di Patti.

    Benito Bisagni