Domani alba a Tindari con Salvatore Quasimodo

    Domani alba a Tindari con Salvatore Quasimodo

    Come ormai da qualche anno a questa parte, si rinnova la magia dell’Alba a Tindari anche nell’edizione del Tindari Festival attualmente in corso. E, ad accompagnare la nascita del primo sole di domenica 12 agosto, alle ore 5:00 del mattino, quest’anno sarà uno spettacolo teatrale che, come inequivocabilmente emerge dal titolo, Che vento profondo m’ha cercato, sarà basato su una delle poesie più celebri di Salvatore Quasimodo, Vento a Tindari. Il protagonista sarà l’attore di origini pattesi Tindaro Granata che, attraverso importanti interpretazioni e, in particolare, con l’opera Antropolaroid da lui scritta e portata in scena ha riscosso grande successo in tutta Italia e non solo. Ad affiancarlo, il trombettista Antonino Marguccio ed il batterista AndreaPocorobba i quali arricchiranno, con i brani di grandi autori e compositori da loro riarrangiati e reinterpretati, i testi recitati da Tindaro Granata.

    Ecco le impressioni degli interpreti del suggestivo evento di domani, che si svolgerà proprio mentre il sorgerà il sole di fronte agli spettatori, “accarezzando” Capo Milazzo.

    • Tindaro Granata, che spettacolo proporrete? C’è un evidente richiamo a Quasimodo già nel titolo.

    Mi sembrava veramente opportuno e doveroso fare un omaggio a Salvatore Quasimodo e, in particolare, alla poesia Vento a Tindari, sia per motivi personali che non. I primi sono legati al fatto che io mi chiamo Tindaro e che sono di Tindari, ma qui non ho ancora mai recitato; è la mia prima volta e tra qualche giorno compio quarant’anni, per cui è come un grande regalo della mia città nei miei confronti o, comunque, ricevuto dal destino o, forse, proprio dalla Madonna Nera. Inoltre, il motivo per cui ho scelto Vento a Tindari è anche un altro: quando ho iniziato a fare l’attore, fra i grandi che ho avuto modo di incontrare, c’è stato anche Giorgio Albertazzi. Stavo per entrare nella sua compagnia del Teatro di Roma e lui mi chiese: “come ti chiami?”; io dissi “Tindaro” e lui, allora, mi chiese di recitargli la poesia di Quasimodo. Ma io non la sapevo e, quindi, lui ribattè: “come fai a far l’attore se non sai recitare Vento a Tindari”? Risposi: “La imparerò”. A sua volta, Albertazzi mi disse “quando l’avrai imparata potrai cominciare a far l’attore” e, così, mi cacciò addirittura dalla compagnia. Quindi, per me è una sorta di riscatto di fronte a me stesso. Ulteriore motivo è la bellezza di poter ripetere le parole di Quasimodo di fronte ad un pubblico e dargli un senso ulteriore, cioè molto concreto e non solo mitologico o aulico e, per questo, lo spettacolo sarà in costante dialogo con in pubblico. Riguardo al testo, si tratta di cinque strofe composte diversamente tra loro e, da qui, ho diviso l’incontro con il pubblico in cinque momenti; farò una parafrasi ed un’interpretazione della poesia e, ancora, dei collegamenti con altri poeti scaturenti anche da singole parole della poesia. Andremo a toccare autori come Stefano D’Arrigo, Ignazio Buttitta, Alda Merini ed Elio Vittorini. Parlerò anche di cosa ha significato per me lasciare Tindari, luogo in cui sono nato e cresciuto; i sentimenti di nostalgia che pervadono Vento a Tindari hanno attraversato anche me e coloro che lasciano questa terra.

    • Antonino Marguccio, come accompagnerete Tindaro Granata nella sua performance?

    L’unione fra musica e poesia è un connubio importante e mette ancor più in evidenza la passione contenuta nei testi scritti e l’interpretazione che di essa si fa. E’ tutto più emozionante e, inoltre, ritengo che la musica sia una sorta di “conferma” delle parole. Tra le musiche scelte e gli autori che abbiamo abbinato alle poesie ci sono, in particolare, le colonne sonore di Ennio Morricone; ad esempio, il Tema d’Amore della Leggenda del Pianista sull’Oceano. La poesia, in questo caso, va individuata nella ragazza che ispira il pianista che, da essa, riesce a comporre la sua musica. Questo Tema accompagnerà Vento a Tindari. Ci sarà anche un pezzo molto importante di Domenico Modugno, Lu Pisci Spada, con i vari ritmi arrangiati da me ed Andrea Pocorobba. Il connubio tra tromba e batteria è insolito; crea degli effetti particolari che, nell’accompagnare la recitazione, è una novità e, se vogliamo, anche una “sfida”.

    • Andrea Pocorobba, quale esperienza state vivendo e quali scelte musicali sono state compiute?

    Un’esperienza molto positiva, arricchita dal fatto di poter suonare al Teatro Greco insieme a due veri e propri amici; un’esperienza, anzi, assolutamente unica, essendo io tindaritano. Lo sforzo di dedicarsi musicalmente a questa avventura è intenso e cercheremo di fare del nostro meglio. Ci sono già alcune soddisfazioni, poiché sta venendo fuori qualcosa di molto piacevole. Tindaro Granata ci ha coinvolto in quest’avventura e sono stato fin da subito contento di viverla. Domattina saremo quindi a Tindari, prima con il “favore delle tenebre” e, successivamente, con il “favore dell’alba” ad accompagnare Tindaro con la musica nella lettura delle poesie. I brani sono un mix delle nostre passioni; personalmente, ho cercato di inserire a tutti i costi De Andrè, riuscendo nell’intento e, nonostante la difficoltà di alcuni brani, abbiamo trovato un modo semplice e gustoso di arrangiarli. Inoltre, ci siamo concentrati principalmente sull’opera di Morricone e tutti i pezzi musicali sono stati scelti “per assonanza” con i testi che Tindaro reciterà.

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