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Patti: Un viaggio nella storia del computer

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La storia del computer ha ormai radici profonde, ha accompagnato e, per molti aspetti, condizionato la vita dell’intero XX secolo. Oggi, nel terzo millennio, è quasi inverosimile immaginare la realtà quotidiana senza l’informatica, le moderne tecnologie, la velocità delle comunicazioni e degli scambi consentiti da internet. A Patti, su impulso dell’associazione culturale “Club Amici di Salvatore Quasimodo”, si è svolto un interessante incontro in cui si è ripercorsa, grazie all’intervento di Alessandro Polito, cofondatore del Vintage Computer Club Italia e di Enrico Prinzi, neo associato a quest’ultimo, la storia del computer, dapprima come strumento essenzialmente utilizzato per scopi militari fino ai tempi moderni, in cui si è affermata la dimensione “personal”. All’interno dell’evento, è stata allestita una mostra con l’esposizione di alcuni personal computer ormai storici, tra cui i primi modelli in assoluto idonei a fungere solo da calcolatori, fino ai primi strumenti dotati di uno schermo. Tra questi, un Altair 8008, un IMSAI 8080, un Sol-20 della Processor Technology ed un Osborn 1 della Osborn computers, solo per citare alcuni dei “pezzi” di maggior interesse.

Ad Alessandro Polito ed Enrico Prinzi abbiamo rivolto alcune domande.

  • Alessandro Polito, da dove nasce la passione per la storia del computer?

La passione nasce dal fatto che, essendo nato nel periodo in cui si è sviluppata la realtà dei personal computer – nel 1978, quando avevo dieci anni, vi è stato un vero e proprio boom -, ho notato come tale strumento si sia diffuso molto rapidamente presso il pubblico. La collezione di molti pezzi storici è dovuta, essenzialmente, alla nostalgia di ciò che eravamo e che avevamo; o, spesso, anche di quello che non potevamo avere.

  • Qual è stata l’evoluzione nel tempo?

Le caratteristiche essenziali del personal computer non sono cambiate radicalmente; piuttosto, sono mutati i modi di utilizzo. Un vecchio calcolatore del 1975 fa gli stessi calcoli di un computer moderno, solo molto più lentamente. Prima, per poter usarne uno, era necessario capire come era fatto, per poterlo programmare. Adesso, i computer sono molto simili tra loro e risultano già programmati: c’è chi svolge già a monte questa attività.

  • Enrico Prinzi, quali riflessioni nascono da quest’incontro?

Si è parlato della storia del computer, anche da un punto di vista tecnico; il tema portante, però, ha riguardato l’influenza che questo strumento ha avuto sull’evoluzione sociale. Non a caso, grandi filosofi del passato (tra cui Pitagora, il quale diceva che “tutto è numero”), affermavano che un giorno ci saremmo seduti intorno ad un tavolo non dicendo più “parliamo”, bensì “calcoliamo”. Se si considera che l’attività del computer è un calcolo, allora nella sua programmazione c’è il riassunto del pensiero umano, che si è evoluto con il tempo. Mettersi a confronto proprio con la programmazione stimolava l’intelligenza e lo spirito critico; l’evoluzione dei software ha, invece, impedito questa crescita e ci troviamo ad avere uno strumento che serve, in particolare, ad informarci ma non a compiere le operazioni per cui è nato, cioè quello di aiutare l’uomo. Questi sono gli sviluppi e viene da chiedersi dove andremo a finire.

Benito Bisagni