Home In primo piano Truffa sull’assegnazione dei pascoli sui Nebrodi, 14 indagati

Truffa sull’assegnazione dei pascoli sui Nebrodi, 14 indagati

433

Truffa sull’assegnazione di 1.100 ettari di pascoli agli imprenditori agricoli grazie alla compiacenza dei funzionari. La Guardia di Finanza di Nicosia ha indagato 12 persone ed eseguito 10 perquisizioni domiciliari e personali. I dieci imprenditori agricoli e i due funzionari pubblici dovranno rispondere di turbata libertà degli incanti, aggravata dal metodo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘New park’, coordinata dalla Dda di Caltanissetta.

Le indagini hanno riguardato l’assegnazione condizionata dalla mafia dei Nebrodi di 1.100 ettari di pascoli attraverso il metodo delle offerte segrete. Tra gli indagati destinatari dei provvedimenti figurano elementi di spicco della criminalità organizzata di stampo mafioso che opera nel territorio dei Nebrodi. Nell’ambito della stessa operazione le Fiamme gialle hanno notificato un avviso di garanzia a 14 indagati.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, estorsione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. E’ contestata anche la circostanza aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso.

Tra gli indagati dell’operazione ‘New Park’, avviata nel 2018 dalla Tenenza della Gdf di Nicosia ci sono anche due ex direttori pro tempore dell’Azienda speciale Silvo Pastorale di Troina: Giuseppe Alessandro Militello e Salvatore Pantò. Gli imprenditori agricoli coinvolti sono: Giuseppe Conti Taguali, Carmela Pruiti, Gaetano Conti Taguali, Calogero Conti Taguali, Sebastiano Conti Taguali, Maria Conti Taguali, Melissa Miracolo, Sebastiano Musarra Pizzo, Salvatore Armeli Iapichino, e Sabastiano Foti Belligambi.

Secondo la Dda di Caltanissetta, i dieci “con la connivenza del direttore pro-tempore dell’Azienda Silvo-Pastorale, che procedeva anche all’arbitrario frazionamento del valore dei contratti al di sotto della soglia all’epoca prevista per le verifiche antimafia, avvalendosi del metodo mafioso e della forza intimidatrice, hanno di fatto monopolizzato le procedure negoziali”.

Questo, accusa la Procura, avrebbe “scoraggiato l’accesso alle stesse ad altri concorrenti con fondate aspettative di aggiudicazione della gara pubblica, ottenendo in tal modo l’assegnazione di lotti di pascolo mediante la presentazione di offerte ‘incoerentemente’ minime – previamente concordate tra i coindagati – rispetto a quelle fissate a base d’asta”. Le aggiudicazioni illecite, ha ricostruito la Guardia di finanza, avrebbero permesso ai 10 imprenditori “la percezione indebita, dal 2014 al 2017, di contributi comunitari per complessivi 2,5 milioni di euro”. Inoltre, da controlli sulla gara bandita nel 2017, è emersa l’ipotesi di un’estorsione ad opera di altri 2 indagati a un imprenditore del Messinese legittimamente assegnatario di alcuni lotti di pascolo che erano prima gestiti da alcuni degli indagati. Durante le perquisizioni domiciliari eseguite dalle Fiamme gialle del comando provinciale di Enna sono stati rinvenuti e sottoposti a ritiro cautelare 12 fucili, tre pistole, 10 coltelli e munizioni di vario calibro.