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Inchiesta “Patti&Affari”, assolto il sindaco Mauro Aquino

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L’appello proposto dal Pubblico Ministero era inammissibile. Per questo, anche in secondo grado scatta l’assoluzione per il sindaco di Patti Mario Aquino al processo “Patti&Affari”, scaturito dall’inchiesta del 2015 della squadra mobile di Messina sulle lobby dei servizi sociali che portò all’arresto di 7 persone e all’emissione di 39 avvisi di garanzia per reati contro la pubblica amministrazione. I giudici di secondo grado hanno poi rideterminato alcune pene, diminuendole, e stralciato la posizione di Maria Tumeo, per sentire alcuni testi. Decise anche alcune prescrizioni, e due conferme della sentenza di primo grado. Condanna a tre anni per Salvatore Colonna, mentre sono stati assolti Michele Cappadonna e Giuseppe Catalfamo.
Pena ridotta ad un anno e sei mesi a Tindaro Giuttari e Luciana Panassidi. Stralciata invece la posizione di Maria Tumeo per la quale è stata riaperta l’istruttoria: saranno sentiti alcuni testimoni. Confermate le condanne ad un anno per Giuseppe Giarrizzo e Carmelo Ranieri.
Il Sindaco di Patti Mauro Aquino ha affidato a Facebook il commento dopo la sentenza di assoluzione: “La Corte d’Appello di Messina ha appena messo fine alla mia vicenda giudiziaria relativa al processo Patti&Affari, sancendo definitivamente la correttezza del mio operato quale Sindaco della Città di Patti! Continuerò a lavorare con l’impegno di sempre per la mia Città e la mia gente! Ringrazio la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, i compagni di strada nell’attività amministrativa che non hanno mai dubitato della mia onestà, i tantissimi amici che non mi hanno mai fatto mancare affetto e fiducia. Ringrazio il mio avvocato Lidia Di Blasi per la passione con cui mi ha difeso e tutti i Giudici che, con serenità, nei vari gradi di giudizio, mi hanno giudicato. Ringrazio ancora una volta anche i pochi che hanno speculato su questa triste vicenda, perché, ancora una volta, mi hanno fatto comprendere di quali miserie è capace l’animo umano. L’ultimo pensiero, ma non in ordine di importanza, voglio rivolgerlo a mio padre, che in questo processo, in primo grado, pronunciò la sua ultima arringa e che oggi è felice con me da lassù…”